It |
S.O.G.IT

NEWS

21/01/2014

nuovo direttivo S.O.G.IT. di Este Roberto Marchetto, presidente Loredana Bertazzo, vice presidente Luciano Ambrosi, segretario e tesoriere Gilberto Giuliato, consigliere Lorenzo...

18/01/2013

Corso di Psicologia dell'Emergenza organizzato dalla SOGIT di Trieste Sono aperte le iscrizioni al Corso di Psicologia dell'Emergenza. Per informazioni contattare il +39 3466138121 oppure lo 040 638118 dal Luned́ al...

18/01/2013

Servizio di Consulenza Psicologica gratuita fornita dalla S.O.G.IT di Trieste

Dal 1 dicembre 2012 la S.O.G.IT. offre a tutta la cittadinanza un servizio di Consulenza Psicologica Gratuita presso la sede di Via Baiamonti n°21....

archivio news

ULTIMO EVENTO

22/06/2008

Festa a Sacile il 22 giugno 2008 La Sezione di Sacile festeggia il Decennale dalla fondazione
archivio eventi

Come affrontare lo stress post-traumatico

10/12/2012

Eventi traumatici e relazione d’aiuto

Possiamo definire traumatico qualsiasi tipo di evento nella vita di una persona
che provoca un’alterazione dell’equilibrio psichico preesistente e che prevede
un riassestamento dell’assetto mentale rispetto alle mutate condizioni di vita.
Vorrei proporre una distinzione tra evento traumatico “oggettivo” e “soggettivo”;
con il primo intendo tutti quegli accadimenti universalmente riconosciuti come
traumatici, ad esempio terremoti, alluvioni, esplosioni, naufragi ecc…con il
secondo faccio riferimento ad avvenimenti che non necessariamente sono
riconosciuti come eventi traumatici, ma che possono diventarlo tenendo
presente il vissuto personale/soggettivo della persona che si trova a doverlo
affrontare, ad esempio pensionamento, nascita di un figlio ecc….
E’ quindi di assoluta importanza tenere a mente che lo stesso avvenimento può
rappresentare, e di conseguenza apparire, come qualcosa di estremamente
differente per le persone implicate. In questa sede mi soffermerò su eventi
universalmente riconosciuti come traumatici e che coinvolgono un’insieme di
persone che si ritrovano a dover fare fronte agli effetti devastanti di una
catastrofe.
Innanzitutto è necessario tenere presente il contesto all’interno del quale
avviene l’evento in questione e le conseguenti variabili implicate, ad esempio,
nel naufragio di gennaio, erano presenti persone per le quali la crociera
rappresentava un’ occasione di divertimento e altre che si trovavano sulla nave
per motivi di lavoro, trasversale a queste due categorie risultava poi essere la
molteplicità di provenienze e di conseguenza di culture delle persone a bordo.
Possiamo quindi affermare che le motivazioni, le aspettative e le
rappresentazioni interne delle persone rispetto alla crociera erano
assolutamente diverse le une dalle altre. Si può dunque dedurre che l’evento
traumatico abbia assunto connotazioni differenti per ciascuno, attivando di
conseguenza significati e risorse estremamente diverse.
Il secondo elemento che mi pare utile sottolineare, direttamente collegato a
quanto appena detto, riguarda l’unicità di ogni persona, che presuppone
dunque un funzionamento psichico precedente al trauma, diverso per ciascuno
e sul quale di conseguenza il trauma andrà ad influire in modo diverso. I vissuti
personali di ciascuna persona, le sue potenzialità, le sue eventuali difficoltà, il
suo sistema di valori, l’ambiente di provenienza e le sue risorse influiranno sulla
risposta personale all’evento traumatico.
Infine bisogna ricordare che anche le conseguenze concrete del trauma
saranno diverse per le vittime coinvolte, dal momento che alcune persone
potrebbero uscirne incolumi, altre con menomazioni fisiche più o meno gravi,
altre potrebbero aver perso una o più persone care.
Potremmo ascrivere le reazioni delle persone alle situazioni di calamità nei
seguenti registri; emozionale, cognitivo e fisico.
Da un punto di vista fisico potrebbero istaurarsi numerose manifestazioni
sintomatiche, da un senso di affaticamento, a somatizzazioni, a disturbi del
sonno, cefalee, e disturbi alimentari. Cognitivamente nelle persone potrebbero
comparire cali di concentrazione, nelle capacità decisionali e menomazioni
mnemoniche. Da un punto di vista emotivo/affettivo potrebbero manifestarsi
sensazioni di angoscia, collera, disperazione, irritabilità, senso di colpa e senso
di impotenza.
Bisogna anche tenere presente il fatto che una persona coinvolta in un evento
traumatico potrebbe avere già vissuto in passato altre esperienze traumatiche;
in conseguenza di ciò, il trauma attuale potrebbe attivare vissuti intrapsichici
rimossi nel tempo ma che potrebbero riaffiorare nel presente.
E’ possibile dunque evidenziare come successivamente al trauma possono
instaurarsi sindromi o veri e propri disturbi; i ricercatori clinici hanno individuato
un modello di risposta a eventi traumatici denominato “sindrome di stress post
traumatico”. Questa sindrome implica una risposta delle persone di fronte
all’evento traumatico che comporta un’alterazione dell’equilibrio psichico
preesistente e che conduce a particolari reazioni comportamentali, psicologiche
e sociali. Quando tale sindrome risulta protratta nel tempo prende il nome di
disturbo post traumatico da stress (PTSD); i criteri del DSM IV (manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali) richiedono la presenza di una serie
di sintomi ed una certa durata nel tempo affinché questo disturbo venga
diagnosticato. Il PTSD è una diagnosi molto utilizzata per indicare le
conseguenza di un trauma psichico ma è solo uno dei possibili esiti di un
trauma psichico.
Avendo a mente la distinzione tra manifestazione sintomatica e funzionamento
psichico precedente al trauma, dobbiamo dunque considerare la poliedricità
delle risposte personali all’esposizione “traumatica”; ad esempio una persona
potrebbe manifestare una reazione sintomatica al trauma appena subito dovuta
ad un trauma precedente (che l’evento traumatico attuale ha riattivato) e
dunque eventuali disturbi andrebbero indagati a fondo per trovare il
collegamento tra esperienza traumatica passata e attuale, rappresentazione
attuale del trauma e sintomatologia.
L’intervento di supporto psicologico in situazioni di calamità avviene in
condizioni difficili; molto spesso ci si ritrova in relazione con l’altro attorniati da
altre persone con notevole confusione ed interruzioni dovute alla concitazione
del momento. Ciononostante è possibile individuare alcuni punti fondamentali,
in breve, alcuni comportamenti che possono risultare di grande utilità per le
persone coinvolte: un ascolto contraddistinto dall’empatia attraverso canali
verbali e non, un atteggiamento in grado di far emergere quanto più possibile i
vissuti dolorosi e di disperazione ed infine una notevole capacità di
contenimento. L’empatia può essere tradotta con un atteggiamento di
rispecchiamento nei confronti della persona ma, cosa molto importante, anche
con un atteggiamento il più possibile spurio da ansia e preoccupazione di dover
assolutamente “fare qualcosa”.
Una persona sopravvissuta ad una calamità infatti potrebbe trarre giovamento
anche solo dal fatto di avere vicino una persona che la accoglie nel silenzio. La
naturale “spinta ad aiutare” deve tenere in considerazione il fatto che sarà la
persona sopravvissuta a “dettare” i tempi del proprio dolore e del proprio
desiderio di condivisione. Ciò comporta nell’operatore la capacità di contenere i
vissuti dolorosi e le emozioni che gli vengono “scaricati” addosso senza filtri, la
capacità di non re-agire immediatamente ed infine ultima, ma non meno
importante, la capacità di sopportare la frustrazione nel non percepire
nell’immediato i risultati della condotta d’aiuto.
Diversamente, in altri casi, risulta assolutamente indispensabile aiutare l’altro
nella produzione verbale dell’esperienza dolorosa cercando il più possibile di far
emergere i pensieri associati al trauma, ciò che è successo e gli stati d’animo
connessi.
Gli operatori coinvolti a vario titolo nella relazione d’aiuto hanno a loro volta una
propria storia e, di conseguenza, rappresentazioni, fantasie diverse rispetto alla
situazione in cui si trovano ad operare; è necessario che gli operatori
mantengano una costante attenzione sulle proprie reazioni emotive, in modo
tale che le esperienze e le componenti affettive della persona che è stata
esposta al trauma non entrino in risonanza con le proprie emozioni. E’ naturale
che l’evento traumatico attivi negli operatori una vasta gamma di sentimenti,
pensieri e narrazioni interne che hanno a che fare con il trauma ma anche con
una personale rielaborazione dello stesso, ma risulta altresì di estrema
importanza che gli operatori siano in grado di monitorare costantemente tali
vissuti in modo che non vadano ad interferire con le esperienze delle persone
“traumatizzate”. Teniamo poi presente che anche gli operatori potrebbero aver
subito in precedenza dei traumi e che l’esperienza attuale potrebbe riattivare
anche in loro dei contenuti traumatici passati più o meno elaborati.
Dobbiamo infine considerare il fatto che tra le vittime di catastrofi ci sono anche
i bambini. Possedendo capacità di fronteggiamento meno sviluppate rispetto
alle persone adulte bisognerà fare in modo che il bambino venga messo in
condizione di poter esprimere quanto più possibile il contenuto emotivo
dell’esperienza traumatica. Sappiamo infatti che la capacità di comprensione
dei bambini è di gran lunga superiore rispetto alla capacità di produzione
verbale, tenendo ovviamente a mente che tali capacità saranno diverse a
seconda dell’età del bambino, del contesto di appartenenza e del suo sviluppo
biopsicosociale. Sarà per lui dunque molto complicato se non impossibile
esprimere a parole l’angoscia derivante dal trauma che proprio non trovando un
canale verbale potrà prendere altre strade manifestandosi in una serie di
disturbi. Da qui l’estrema importanza che i contenuti angoscianti possano
essere manifestati in altro modo, ad esempio con il gioco e/o con il disegno,
attività molto familiari al bambino; Rispettando dunque i suoi modi e i suoi
tempi, gli verrà permesso un recupero del vissuto traumatico trovando
nell’adulto un contenitore adeguato in grado di “digerire” e poi restituirgli
l’esperienza scevra da angosce.
Anche qui l’accoglienza, e il contenimento rappresentano punti fondamentali del
primo intervento accompagnati dalla consapevolezza che è impossibile fare in
modo che una vittima non risenta pesantemente di quanto accaduto, ma che è
possibile e doveroso rendere questa esperienza più sopportabile attraverso un
supporto emotivo, una partecipazione attenta, una condivisione empatica che
possa permettere alla persona una rielaborazione di quanto avvenuto nella
direzione di un riassestamento di un equilibrio compromesso nelle immediata
reazione all’evento traumatico.

Luca Sodaro